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Al Passo di S. Valentino (m 2765)

posted by Gabriele Marazzini on luglio 26, 2018

Il passo di S. Valentino è una profonda fenditura nella lunghissima cresta che dalla Vedretta della Lobbia scende verso Sud fino ai dolci pascoli del Dosso dei Morti (m 2185). La cresta separa la Val di Fumo a Ovest dalla Rendena con le sue vallette laterali (Borzago, S. Valentino, Breguzzo) a Est e nonostante sfiori i 3000 metri anche a Sud del Caré Alto, fu per secoli regolarmente scavalcata dai pastori della Rendena (Vigo, Daré, Iavré in particolare) per portare le mandrie ai fertili pascoli della Val di Fumo. In effetti, per i pastori della Pieve di Bono in Val del Chiese, risalire la valle con le mandrie per quasi venti chilometri senza vie agevoli era un’impresa fuori dalla loro portata.

I rendenesi utilizzavano per la transumanza stagionale il Passo delle Vacche (m 2854) subito sotto il Caré Alto per il “bestiame grosso” e il passo S. Valentino (m 2765), più basso ma più disagevole, per il “bestiame minuto”. Ancora oggi soprattutto nel primo caso, si possono leggere le tracce della stradina che costruirono tra gli sfasciumi e le pietraie sotto il passo. Pensate che impresa! Tutto questo cessò nel corso del XV secolo, quando i passi probabilmente divennero invalicabili per il permanere di molta neve anche nella bella stagione; infatti i climatologi fanno risalire a quel periodo l’inizio di una piccola glaciazione. Gli archivi riportano vendite successive di pascoli della Val di Fumo dai rendenesi ai daonesi dal 1492 ai primi anni del ‘500.

Probabilmente a causa dell’abbandono degli ultimi decenni, in Val di Fumo si erano però già insediati i pastori camuni, che potevano facilmente valicare le più accessibili creste occidentali della Valle. Così il ‘500 e il ‘600 sono segnati da liti, guerre, dispetti, fatti di sangue anche gravi, stragi di armenti, puntualmente registrati dagli archivi notarili e giudiziari, fino ai rilevi catastali (1780) e alla definizione del confine tra il Regno Lombardo-Veneto e il Principato Trentino (1936), incerto da secoli, controversia che ora il comune padrone austriaco poteva finalmente chiudere.

Ancora oggi i comuni bresciani di Saviore, Paspardo e Cedegolo possiedono ampi pascoli e malghe (abbandonate dai primi anni ‘60) nella media valle, mentre la parte alta, oltre il lago, con la Malga in esercizio e il rifugio, è del comune di Valdaone. Qualche anno fa (2007) la Provincia di Trento propose di riacquistare i 9,5 milioni di mq di pascolo del Comune di Saviore in Val di Fumo. Con un referendum, passato per pochi voti, gli abitanti respinsero l’offerta di 3,7 milioni di euro con lo slogan “la storia non si vende” e si tennero i loro “mucc de l’aintèr” (le malghe più in dentro).

Durante la grande guerra il confine divenne linea del fronte: le creste occidentali presidiate dagli italiani, quelle orientali dagli austriaci, in mezzo la Val di Daone e la Val di Fumo terra di nessuno, insanguinata da scontri, assalti e bombardamenti fin sui ghiacciai dell’Adamello.

Anche ai 2765 m del passo di S. Valentino troviamo trincee, sbarramenti, piazzole di baracche, caverne, osservatori, ferri piantati nel granito liscio per sostenere aeree passerelle, cavalli di frisia, filo spinato e reticolati che dopo un secolo ancora arrossano le rocce. Non c’è nessuno. Questa non è certo una delle zone più frequentate dell’Adamello. Solo il vento accompagna i pensieri. Quell’immane tragedia purtroppo non ci ha insegnato molto. Per fortuna la meravigliosa bellezza, che vediamo tutto attorno e che letteralmente ci avvolge, scaccia i pensieri tristi e riscalda il cuore. Come ogni volta, dopo la fatica del lungo avvicinamento e della salita senza respiro, mi sembra di essere parte di questo pezzo di montagna, ogni volta diversa ma ogni volta con la stessa sorprendente meraviglia. Perché vado in montagna? E me lo domandi?

Gabriele con Armando, 15 luglio 2018

Dal parcheggio nei pressi della diga di Bissina (1800 m) 4 h e 40’ per la salita, circa 1000 m di dislivello, 19,5 km percorsi dei quali 6 x2 fino al Rifugio e ritorno praticamente in piano (solo 100 m di dislivello).

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Categoria: escursionismo, Tags:

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