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CIMA PISSOLA (m 2063), la cima di casa

posted by Gabriele Marazzini on luglio 21, 2018

Cima Pissola (Bisöl come dicono i locali) è la vetta che si raggiunge uscendo di casa e procedendo sempre verso l’alto, senza mai scendere. Non è vicinissima (il paese, Castel Condino, è solo a 800 m di quota), ma la passeggiata è di grande soddisfazione, soprattutto se il dislivello, pur importante, viene domato con il percorso “super-confort” che ormai ho collaudato. In 3 ore e mezza ti godi i boschi ed i pascoli e percorri la storia di questa terra.

Subito sopra il paese, la Cappellina dei Morti (m 950), a ricordo di quel gruppo di paesani (una quarantina) che nel ‘600, di rientro da Venezia per la peste, furono isolati in una grotta per preservare il paese dal contagio. Morto l’ultimo, il miracolo di una fioritura di gigli sulla neve ne testimoniò la santità. Da allora una santella e poi la cappellina sul luogo della sepoltura fu meta di pellegrinaggi devoti.

Sali nel bosco, per secoli fatica e sostegno per la magra economia del posto, e sbuchi sui pascoli di Boniprati, splendido altipiano aperto a 1170 m, costellato di baite, un tempo cà da mont (cioè i fienili a mezza montagna, dove il bestiame trascorreva le stagioni intermedie tra le malghe in quota e l’inverno in paese), oggi quasi tutte ristrutturate come case di vacanza. Un paio di alberghetti con ristorante ben frequentati nei week end, “completano l’offerta” come dicono quelli dell’APT. La zona è attraente al punto che è frequentata anche dagli orsi. Pannelli informativi della provincia invitano a precauzione proprio ai margini dell’area giochi per bambini. La convivenza appare però difficile.

Ancora bosco che però lascia spazio ai pascoli in quota di Malga Baite (m 1450) e poi di Malga Table (m 1640), ancora oggi “monticate” con vacche da latte e capre per la produzione di burro e formaggio di malga. Un tempo la malga (o meglio il sistema di malghe di un comune, di solito più di una) veniva assegnata con asta e raccoglieva per la stagione tutto il bestiame del paese. I proprietari (praticamente ogni famiglia) dovevano contribuire ai lavori di manutenzione con giornate di lavoro in proporzione ai capi posseduti e, sempre in proporzione ai capi, ricevevano a fine stagione burro e formaggio. Oggi i comuni le assegnano in affitto ad aziende agricole che praticano l’allevamento, perpetuando il beneficio pubblico dello sfruttamento della montagna i cui boschi e pascoli qui (da sempre) non sono demaniali ma di proprietà dei singoli comuni o di enti intermedi detti ASUC, acronimo per Amministrazione Separata Usi Civici, i cui confini possono non coincidere con i comuni attuali.

Sopra Table, un’altra malga, Narone (m 1770) con il Baito dei Cacciatori sull’ultimo pascolo (m 1850): siamo nel regno dei camosci, il bosco è ormai rado, solo i larici resistono, alberi possenti dalla forte corazza e dai teneri aghi, che, sempre meno e sempre più piccoli, sulle creste più alte flagellate dal vento e dalle tempeste assumono forme anche bizzarre a raccontarci la durissima lotta per sopravvivere.  Attraversati i giardini fioriti di rododendri, sbuchi finalmente sulla lunga cresta (m 2000), che trovi stravolta da trincee, caverne, postazioni, resti di baracche, osservatori: la linea italiana sul fronte delle Giudicarie della Grande Guerra. Dall’altra parte della Val Daone, lungo creste come questa, la linea austriaca. In mezzo la terra di nessuno, con i paesi evacuati all’inizio del conflitto, alcuni verso Nord dagli austriaci, altri verso Sud dagli italiani che erano avanzati fino alle prime difese austriache. Anche Castel Condino subì questa sorte: dopo quattro anni pochissime case, pur saccheggiate, erano ancora abitabili; tutto il resto distrutto dalle bombe e dagli incendi.

Percorri i camminamenti fino alla cima e non puoi non pensare che quella immane tragedia purtroppo non ci ha insegnato nulla.  Subito però il panorama sconfinato (le nubi lasciano intravedere anche l’Adamello con il suo mantello di ghiaccio) ti avvolge. Ormai non si contano più le volte che ho avuto la fortuna di salire fino a qui, d’estate, d’autunno e d’inverno; allora perché ancora la meraviglia mi sorprende?

gabriele,  7 luglio 2018

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Categoria: escursionismo, Tags:

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