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CORNO di LAGO SCURO (m 3166) – Traversata dal Tonale alla Val Genova

posted by Sergio Zigliani on luglio 21, 2016

Il Corno di Lago Scuro è una delle cime delle lunghe creste che segnavano il confine tra l’Italia e l’Austria-Ungheria attraverso il gruppo dell’Adamello prima della Grande Guerra: da un lato la vedretta del Pisgana e la valle di Narcanello che sfocia in Val Camonica a Ponte di Legno, dall’altro la Vedretta del Mandrone e la testata della Val Genova. Occupata dagli austriaci allo scoppio della guerra, questa cresta fu subito ripresa dagli italiani e fortificata al punto di divenire inespugnabile. Il sentiero che corre lungo questo tratto di cresta, come in molti altri casi, ripercorre le tracce del percorso che i nostri Alpini avevano attrezzato per raggiungere le postazioni collocate su tutte le cime ed i passi di confine. La ferrata, modernamente attrezzata, ha conservato alcune passerelle, ponticelli, passaggi del percorso originario. In effetti i molti segni ancora presenti del motivo e dell’uso originario del percorso non lasciano indifferenti: una lezione di straordinaria efficacia sulla stupidità della guerra.

Dal Tonale, saliamo al Passo Paradiso con il primo tratto della funivia. Attraverso la conca di Presena, la cui immagine estiva  non è certo esaltante (sembra quasi di essere in una cava) con il ghiacciaio con il pannolino là in alto (per preservare la pista da sci, dicono sul posto), raggiungiamo la cresta al passo di Castellaccio. Imbrago. Inizia la lunga cavalcata attorno ai 3000 m. Nulla di difficile, ma su e giù su un versante che dire ripido è poco, assicura emozioni di prim’ordine. Quando poi attraversiamo i due ponti sospesi, restiamo tutti, letteralmente, senza parole. Dalla cima del Corno il panorama è davvero senza confini: le vedrette dell’Adamello da un lato e della Presanella dall’altro, tra le nubi il Badile ed il Disgrazia: che meraviglia.

Subito sotto la cima il Bivacco degli Amici della Montagna, un ricovero d’alta quota del tempo della guerra, che per decenni un appassionato ha mantenuto praticamente da solo: Giovanni Faustinelli, guida, lavorò 12 anni per sistemare e rendere accessibile questo tratto di sentiero. Dalla fine degli anni 80, il tracciato è diventato la prima parte del Sentiero dei Fiori e la capanna è affidata alla Associazione.

La discesa al passo di Lago Scuro, ripidissima, è in gran parte una scalinata dentro una trincea: che lavoro immane. I montanari del posto commentano: “quassù gli Alpini non avevano niente da fare, quindi si dedicavano a queste opere”. Io invece non posso non pensare che in quella guerra la gran parte dei morti su questo fronte non fu causata dal nemico, ma dal gelo, dalle valanghe, dalle cadute, dalle frane, dalle malattie, dalla denutrizione, dalla immane fatica …

La discesa dal passo è ancora a tratti ripida e difficile, poi ci accoglie la conca del lago e poco sotto, la terrazza del rifugio al Mandrone. Finalmente una sosta degna di tale nome. Poi la noiosa discesa al rifugio ad alla malga Bedole, dove attendiamo la navetta con cui usciamo dalla Val Genova, lunga,  verdissima e piena d’acqua, con le innumerevoli cascate ed il Sarca gonfio di grigio e spruzzi bianchi.

Qualche dato: 600 m di dislivello in salita, senza contare i saliscendi della ferrata, 1600 m in discesa, 24.5 km di sviluppo. Gita impegnativa.

Gabriele

 

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21 luglio 2016

Categoria: escursionismo, escursionismo e via ferrata, Tags:

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