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Grignetta, chi é chi

posted by Gabriele Marazzini on giugno 6, 2017

Dopo tante escursioni e qualche arrampicata in Grignetta, questa volta per la prima volta mi domando chi sono i personaggi che si celano dietro le decine e decine di nomi con cui identifichiamo i sentieri, le gole, le guglie, i canali. Come mai solo adesso? Sarà l’età? Non lo so. Però sento che ora devo dare un volto a queste persone, sapere qualcosa di loro. Ecco cosa ho trovato in rete con un paio di giorni di lavoro, per lo meno per i nomi incontrati nella nostra ultima gita.

Le fonti? L’archivio storico del Corriere della Sera, qualche articolo tratto dai bollettini del CAI di Lecco e di Milano (purtroppo non sono tutti online), brani di libri sulla storia dell’alpinismo. Il tutto con l’immancabile intercessione di San Google.

Ovviamente sono ben accette correzioni e integrazioni da chi ne sa di più.

Rif SEM-Cavalletti, oggi rifugio Soldanella

Quando fu inaugurata il 29 ottobre 1899, la capanna della Società Escursionisti Milanesi era il primo ricovero a spezzare la tratta da Ballabio alla cima. Subì diverse sistemazioni e ristrutturazioni fino a quella radicale del 1956, finanziata da un lascito di Eubole Cavalletti (m 1954), un socio della SEM, cui il rifugio fu allora dedicato. Non ho trovato nulla su di lui, se non un brevetto internazionale depositato nel 1937 relativo a un apparecchio per le infusioni. Dismesso dal CAI qualche anno fa, il rifugio fu acquisito e ristrutturato dalla famiglia che ora lo gestisce.

Rifugio Carlo Porta –  Canalone Porta

Realizzato dal CAI Milano nel 1911 (inaugurazione il 22 ottobre) è dedicato a Carlo Porta, socio SEM e socio CAI, medico, alpinista, nipote e omonimo del famoso poeta dialettale milanese. Fu lui ad acquistare il terreno (compreso lo spazio circostante, il futuro bosco Giulia) e donarlo al CAI per la costruzione del rifugio. I fondi per la costruzione furono raccolti tra gli intellettuali e personaggi celebri della Milano dell’epoca. Ho comunque avuto l’impressione che la dedica fosse sì al munifico benefattore, ma si lasciasse intenzionalmente sottintendere anche il riferimento al ben più illustre parente.

Canalone Caimi

Paolo Caimi era un socio e probabilmente dirigente della Società Escursionisti Milanesi, di cui abbiamo trovato qualche notizia tra il finire dell’800 e l’inizio del 900: partecipa alla gita di Capodanno della SEM al Resegone da Erve (1895), sale senza guide la cima del Porcellizzo da Bagni di Masino con discesa in Val Codera (estate 1895), è nominato rappresentante della SEM presso il CAI Milano (1896), è premiato per una presentazione sullo Zuccone Campelli che evidentemente aveva esplorato (1903), informa della disgrazia le famiglie delle due vittime di un tragico tentativo di salita alla Meije nel Delfinato (1907), partecipa alla grande traversata alpina dal Cervino al Rosa (1912).

Cresta Cermenati

Mario Cermenati (Lecco 1868 – Castel Gandolfo 1924) fu un geologo, storico della scienza, politico, appassionato di montagna, presidente del CAI Lecco dal 1890 al 1924. Di famiglia valtellinese, innamorato di quelle montagne nel 1885, a soli 17 anni, fonda la rivista mensile Il Naturalista Valtellinese proprio per diffondere la conoscenza delle sue montagne. Dura poco più di un anno. Il Cermenati, in gioventù amico di Antonio Stoppani, divenne poi professore di geologia e paleontologia a Roma, fondò i Musei Civici di Lecco, divenne deputato (dal 1909 al 1923) e fece parte del governo nazionale in qualità di sotto segretario dal 1917 al 1920, si occupò a lungo di Leonardo da Vinci promuovendo la pubblicazione dei suoi scritti.

A Lecco, sul lungolago, un monumento lo ricorda fin dal 1927.

Canalone Valsecchi e Colle Valsecchi – Rifugio Rosalba – Sentiero Cecilia

Il Rag. Davide Valsecchi, agente di borsa milanese, dopo un’avventurosa discesa dalla Grignetta lungo la cresta Segantini (fu costretto a bivaccare nella neve al Colle del Pertusio) decise di regalare al CAI una capanna da installare proprio lì. Interamente in legno, era costituita da un locale al piano terreno ed uno nel sottotetto. La montò prima nel giardino della sua villa a Milano, poi la fece smontare e trasportare in loco. Fu inaugurata nel luglio 1906 e dedicata alla figlia Rosalba, nata da pochi mesi. Fin dal novembre dell’anno prima, quando fu decisa la localizzazione esatta del nuovo rifugio, fu tracciato il sentiero per collegarlo alla cima senza le difficoltà alpinistiche della Cresta Segantini: il sentiero, che nel 1912 il CAI Milano fece sistemare ed attrezzare definitivamente, fu da subito intitolato alla moglie del Valsecchi, Cecilia.

Nell’agosto del 1909 Valsecchi diresse le ricerche di tre noti alpinisti milanesi scomparsi a causa di una terribile bufera durante il tentativo di salita alla Nordend da Macugnaga. Le ricerche continuarono, purtroppo senza esito, anche nell’estate seguente. La tragedia ebbe vasta eco sui giornali. Nell’ottobre 1909 il Valsecchi, su iniziativa dei sui conoscenti e collaboratori della Borsa di Milano, fu insignito di una medaglia d’oro per la generosità mostrata nell’opera di soccorso.

In seguito il Valsecchi fu presidente dello Ski Club Milano, presidente del CAI Milano, partecipò alla prima guerra mondiale negli Alpini e fu protagonista di memorabili imprese alpinistiche. Anche nel dopoguerra amava presentarsi come ufficiale degli Alpini.

Ago Teresita

Salito per la prima volta da Erminio Dones (CAI Milano e SEM) e Carlo Castelli (CAI Lecco e SEL, 1896-1963) il 13 settembre 1914, era all’epoca denominato Ago Angelina, come la torre lì accanto. Nelle domeniche precedenti i due studiarono il percorso e per superare la prima lunghezza strapiombante salirono su un gradino dell’adiacente torre, distante pochi metri e lanciarono una corda che fissarono in un incastro. Ciò consentì loro di salire a forza di braccia il primo tratto. In seguito le difficoltà non furono certo inferiori, soprattutto per la friabilità della roccia. Giunti in cima, tra il tripudio di amici e conoscenti rimasti lì sotto, calarono una corda con la quale Dones issò un remo, simbolo della sua seconda grande passione, il canottaggio (all’epoca aveva già vinto due ori, un argento e due bronzi ai campionati europei) e lo fissò alla cima. Compiuta l’impresa, intitolò la guglia a sua sorella Teresita. Questa ridenominazione suscitò qualche polemica da parte dei lecchesi per i quali il nome sarebbe dovuto restare Ago Angelina. La salita avvenne sullo spigolo Sud, qualche anno dopo ribattezzato spigolo APE, per la salita integrale (senza lancio di corda) effettuata da G. Polvara e V. Ponti nel 1919 della Associazione Proletari Escursionisti.

Cresta Segantini

Intitolata al grande pittore trentino Giovanni Segantini (1858-1899) che dedicò larga parte della sua produzione ai paesaggi alpini. Il primo riferimento trovato alla cresta Segantini in Grigna è del 6 nov 1901, nella notizia di due tedeschi che volevano traversarla, ma sopresi dalla nebbia riuscirono a tornare a valle solo il martedì, dopo due notti ed un giorno, affamati, con le vesti a brandelli ma sani. E’ probabile che la intitolazione al pittore di questa via, all’epoca molto ambita ed ancora non salita, fosse avvenuta qualche settimana prima nell’ambito delle manifestazioni milanesi in occasione del secondo anniversario della morte (29 sett).

La prima discesa della cresta è attribuita a Giacomo Casati (da solo) il 13 mar 1901. Sono poi citate le discese di Giuseppe Dorn e dei tedeschi Dietz e Illenson. Notizie di cronaca riportano una traversata in discesa della Cresta Segantini da parte di Palma e Tremolada del CAI di Monza il 17 ago 1904 e da parte di Gaetano Scotti, sempre del CAI di Monza, il 30 lug 1905. La prima salita integrale di tutte le torri con partenza dal colle del Pertusio è attribuita al rag. Eugenio Moraschini (in seguito una delle due vittime dell’incidente sulla Meije del 1907, citato sopra a proposito di Caimi) e all’ing. Giuseppe Clerici il 9  ott 1905. All’incirca nello steso periodo la disavventura di Davide Valsecchi che determinò la nascita del rif. Rosalba.

Cresta Sinigaglia

Giorgio Sinigaglia (1875-1898) cominciò giovanissimo ad andar per monti con il cugino Leone Sinigaglia (che vide morire la guida Jean Antoine Carrel in un tentativo al Cervino) con cui a soli 14 anni aprì una nuova via al Pizzo Redorta nelle Orobie. Dopo una nutrita serie di scalate sulle Dolomiti attorno Cortina nel 1893 con le migliori guide tra cui Dibona e Dimai, scoprì la Grignetta, vicinissima a Milano, salita per la prima volta nel febbraio 1896. L’estate seguente la traversò da Ballabio a Mandello lungo la cresta che prese il suo nome. Tra il 1896 e il 1897 si dedicò quasi esclusivamente alla esplorazione alpinistica delle montagne attorno alla Val Grosina, cui dedicò una monografia. Morì di tifo nell’aprile del 1898 a soli 23 anni.

Membro della direzione del CAI Milano, dal 3 aprile 1896 fu anche redattore per l’alpinismo della neonata Gazzetta dello Sport.

Torrioni Magnaghi

L’avv. Carlo Magnaghi fu uno dei personaggi di spicco dell’alpinismo milanese e nazionale nell’ultimo ventennio del 900. Dirigente della Cassa di Risparmio (quando morì nel feb 1900 ne era Segretario Capo), presidente del CAI Milano dal 1884, poi vicepresidente per due mandati, compì numerose salite sulle Alpi lombarde e piemontesi. Curò in particolare le ascensioni invernali. Era un oratore acclamato perché sapeva condire ogni suo discorso di momenti che suscitavano l’entusiasmo del pubblico. Spesso agli incontri e convegni di montagna suonava il flauto. Poco dopo la sua morte, la Federazione Prealpina propose “di battezzare col nome di Torrioni Magnaghi due immani e superbe rupi elevantesi dalla Cresta Sinigaglia a poca distanza dalla vetta della Grigna Meridionale e di porre una croce di ferro sopra una delle due rupi (quella orientale, ancora vergine di passi umani) appena i nostri alpinisti avranno vinto l’aspro cammino”. Partì la corsa e nelle settimane successive si registrarono molti tentativi infruttuosi, ostacolati dalla neve ancora abbondante. Finalmente il 15 aprile 1900 (giorno di Pasqua) due cordate, guidate dal dott. Giacomo Casati, notaio, salirono sulle due torri, senza però riuscire a superare il famoso “passaggino” tra la prima e la seconda (fu “aperto” solo l’anno seguente sempre dal notaio Casati). Circa un mese dopo la grande croce di ferro fu issata e collocata sulla cima del Magnaghi Centrale (o Orientale come si diceva allora) ad opera dei primi salitori, mentre il fabbro che aveva preparato i pezzi, giunto ai piedi della torre, si allontanò spaventatissimo.

Sigaro Dones

Guglia che si erge isolata accanto alla Torre meridionale dei Magnaghi. Salita per la prima volta l’8 agosto 1915 da Erminio Dones con Angelo Vassalli e Eugenio Fasana che poi la ribattezzò Sigaro Dones in onore del compagno.

Erminio Dones (1897-1945), socio della Società Escursionisti Milanesi e del CAI Milano, oltre all’alpinismo, praticò il canottaggio vincendo titoli europei e la medaglia d’argento nel due di coppia alle Olimpiadi di Anversa del 1920.  Fu protagonista di numerose salite con i migliori alpinisti dell’epoca. Tra le sue prime annoveriamo, oltre all’Ago Teresita (vedi) e al già citato Sigaro Dones, il dito Dones nei pressi di Ballabio Superiore (1926) e la spaccatura Dones al Torrione Magnaghi meridionale (1915).

Bosco Giulia (c’è anche una Punta Giulia)

Guglia Angelina

Caminetto Pagani

In attesa di info

 

gabriele dopo il 28 maggio 2017

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Categoria: cultura alpina, Tags:

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