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Un solco nell’anima – Sardinia trek 2017

posted by Gabriele Marazzini on ottobre 26, 2017

Torniamo anche quest’anno in Sardegna per la settimana di trekking tra Ogliastra, Barbagia e Baronia. Non c’è più la sorpresa dell’anno scorso, la mia prima volta, ma il fascino di questo modo di vivere la meraviglia de “l’altra Sardegna”, che da 17 anni gli amici del CAI di Vimodrone propongono, è immutato.

Parole come Barbagia, Supramonte, Ogliastra evocano ricordi e immagini della Sardegna “diversa” che ci raccontavano cinquant’anni fa: la Sardegna misteriosa dei nuraghi e del sughero, la Sardegna povera della montagne brulle, dei campi riarsi, delle miniere di carbone, la Sardegna arcaica dei pastori con il fucile, dei banditi imprendibili, di donne e uomini vestiti solo di nero, la Sardegna come punizione per i cugini o gli amici più grandi cui capitò la sfortuna di fare la naia nel nulla di una desolata cittadina sarda. Adolescenti orgogliosi di città nel triangolo industriale, scoprimmo l’abigeato: ma come si fa ancora a rubare pecore e maiali? Roba da selvaggi del passato più lontano…

Poi vennero le spiagge dorate e il mare cristallino, che pure frequentammo in un paio di vacanze ma che aggiunsero poco o niente alla conoscenza.

Ora invece eccoci qui di nuovo a percorrere i sentieri verticali dei pastori alpinisti, ad arrampicarci sulle iscalas ‘e fustes, a calarci lungo le forre e ci sembra di (ri)conoscere l’anima della Sardegna, una terra meravigliosa e difficile dove per vivere è indispensabile una profonda simbiosi con la natura, in tutti i suoi aspetti. Ma in fondo non fu lo stesso per i nostri vecchi in campagna o in montagna fino a metà del secolo scorso?

Per noi di città, questi sentieri, questi canyon, queste pareti, queste cime impervie a bassa quota e poi le scogliere dai mille colori, le spiagge, le acque verdi e blu sono sì un meraviglioso “terreno di gioco” che dispensa sensazioni ineguagliabili, ma le onnipresenti tracce dell’uomo che lo ha frequentato per secoli, e non per gioco, sono un continuo spunto di riflessione, sono qualcosa che ti resta dentro, sono davvero un solco scavato nell’anima, come recita il titolo del trek di quest’anno.

A testimonianza della validità della formula mi piace ricordare che, oltre al nucleo ormai storico delle sezioni CAI di Vimodrone, Cinisello e Cusano, quest’anno abbiamo avuto con noi soci CAI di Cernusco, Lodi e Pistoia e la compagnia dei soci di Nuoro e di Sassari, che ci hanno guidato su alcuni percorsi, che, credetemi, non sono stati solo itinerari fisici.

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Codula Fuili

Come tradizione, la prima mezza giornata dopo la traversata notturna in nave e l’arrivo in albergo è dedicata a questo splendido canyon, con tre spettacolari calate in doppia. Soprattutto la seconda e la terza: hai l’impressione di scendere in una enorme grotta, tanto sono alte e chiuse le pareti della gola. Una discesa entusiasmante che attraverso il bosco di lecci e la macchia mediterranea, lisce pareti levigate dall’acqua, fioriture, legni di ginepro che sembrano millenari, rocce dai mille colori su cui si cimentano spericolati climber, giganteschi oleandri selvatici, ti porta sulla spiaggia di Cala Fuili, uno di tanti gioielli della zona. Il primo assaggio delle prelibatezze che gusteremo nei prossimi giorni soddisfa largamente anche il palato di chi ci è già passato più volte.

30 settembre 2017

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Badde Piras

Grande forra che sfocia nella valle di Lanaitto tra i rilievi di Fruncu Mannu e Costas d’Ossu. Spettacolari le vaste pareti della parte finale, dai colori dolomitici, che ti si spalancano davanti fin da subito dopo aver parcheggiato l’auto. Scenderemo da lì!

Percorriamo un lungo viale di eucalipti per attraversare un’azienda agricola al cui proprietario Franco (la guida di oggi) va a portare i saluti di tutto il gruppo (a chiedere il permesso di passaggio? Altri raccontano storie poco edificanti a proposito di quel tipo). Faticosa, come al solito, la salita: Franco cerca i passaggi praticabili, ma il terreno è comunque difficile. In alto poi, la traversata verso sud, su grandi rocce ed esili cenge, è proprio spettacolare. Imboccato il canyon, la discesa fino alla prima calata richiede grande attenzione per il terreno instabile; lo stesso su qualche tratto di raccordo successivo. Le calate in compenso (sei in tutto, da 30, 12, 15, 35, 18 e l’ultima di 55 m nel vuoto) sono un volo meraviglioso sulla grande valle via via sempre più vicina. Che spettacolo!

Usciti dal bosco attraversiamo di nuovo la fattoria: terreno arido, muretti di sassi a secco, un gregge di pecore (ma cosa mangiano?), il marrone scuro di una porzione arata di recente spicca sul giallo spento della valle intera, l’eleganza dei viali di eucalipti. Molte le domande che ci verrebbe da porre, ma sappiamo troppo poco anche solo per formularle.

Quota max raggiunta 630 m, dislivello quasi 500 m.

1 ottobre 2017

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Le scogliere di Cala Gonone

Meteo incerto, i previsti temporali arrivano nella notte e la mattina sfiorano minacciosi Cala Gonone. Annullate le gite in programma, troppo pericolose o poco attrattive con questo tempo. Percorriamo allora le scogliere verso nord: una lezione di geologia all’aperto. Rocce basaltiche nere con le caratteristiche formazioni esagonali, rocce laviche rosse, nere, rosate, marmi bianchissimi che qualcuno paragona al ghiacciaio con le fessurazioni che paiono crepacci, pareti arancione lavorate dal vento e dal mare, vegetazione di un verde tenerissimo che colonizza un ambiente che parrebbe arido, la grande grotta di Biddiriscottai con gli arrampicatori venuti fin qui dai lontani paesi del Nord.

Allontanatosi il temporale, non si perde l’occasione per un bagno dagli scogli.

2 ottobre 2017

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Cala Biriala

Da Baunei si sale al Golgo e, raggiunta la fine della strada alla chiesetta di S.Pietro, ancora 6 km su una interminabile carrareccia dal fondo a tratti difficile. Finalmente ci incamminiamo verso Nord passando nei pressi dell’ovile Ololbizzi. Sentiero comodo e ben tracciato. Poco primo di scollinare (quota 370 ca, con solo 120 m saliti) il cuile Piddi, ben ristrutturato. Poco sotto, spettacolare balconcino panoramico a picco sulla baia che dobbiamo raggiungere. Qui ci separiamo: un gruppo rientra verso Sud per imboccare il sentiero di discesa, un gruppo scende brevemente alla ricerca di Sa Nurca, la grande spaccatura all’interno della quale effettueremo la prima calata: 20 m spettacolari. E così le anche le successive, una più divertente dell’altra, fino all’apoteosi finale: 55 m nel vuoto a picco sugli scogli di un mare verde e blu da cartolina.

Il tempo che scendano tutti ed è già ora di ripartire. Si traversa sugli scogli verso la caletta subito a sud e poi su per il sentiero ripidissimo nel bosco. Ai piedi delle grandi rocce una iscala ‘e fustes, gradini, corda, roccette, una scala metallica, una spettacolare passerella sul vuoto con i vecchi tronchi di ginepro (si chiamano pizos o piggius): la fatica è stemperata dalle incredibili emozioni di un percorso che letteralmente penetra in terreni solo apparentemente insuperabili.

3 ottobre 2017

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Cala Mariolu

Un’altra meravigliosa caletta, più a Sud rispetto a quella di ieri, per cui l’avvicinamento in auto sulla carrareccia è decisamente più breve. Il percorso invece un po’ più impegnativo (tra andata e ritorno quasi 800 m di dislivello), anche se ottimamente tracciato (opera recentissima, mi dicono). Poco prima di sfiorare la cima di Serra Lattone, il grande ovile s’Arcu ‘e su Tasaru, perfettamente restaurato e posto di bivacco sul tracciato del Selvaggio Blu. Scolliniamo (a 580 m di quota con 220 m di salita) e costeggiamo la cima per un tatto verso Nord. Scendiamo al grande arco di roccia, accanto al quale usciamo dal recinto delle capre attraverso una porticina; poi giù a picco sulla lunga passerella ripida, altre scale più o meno salde, il bosco fino agli scogli e alla spiaggia. Anche qui resto senza parole, nel povero tentativo di fare mia, in qualche modo, tanta meraviglia.

Lo spuntino sulla spiaggia è a base di salame, formaggio, cannonau, pane carasau con un delizioso liquorino di finocchietto a chiusura, grazie agli amici CAI di Sassari, nostre guide di oggi. La frutta e le barrette che avevo con me avanzano per la merenda.

Il nome tradizionale della cala è Ispuligidenie, pulci da neve, con probabile riferimento ai bianchissimi ciotoli che ricoprono la spiaggia. Mariolu è una denominazione più recente dovuta ai pescatori ponzesi e riferita alla foca monaca che veniva e pasteggiare saccheggiando le loro reti.

4 ottobre 2017

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Su Codulone

Un canyon nella valle di Lanaitto, nella zona di Tiscali. Si accede per sentieri segnati e ben tracciati fino all’ovile Su Praicargiu sull’altopiano, anche questo ben ristrutturato ed utilizzato come bivacco. Poco sotto, tre calate brevi tra i 10 e i 15 m e due salti lunghi da 45 e 51 m. Nel catino prima dell’ultimo salto uno sgradevole puzzo ci avvisa di un muflone morto probabilmente da qualche giorno per caduta. Pochi metri più in là, tra gli alberi, il piccolo. Non scappò. Ci guardava senza muoversi, con i grandi occhi sbarrati. Era lì da giorni accanto alla mamma. Una scena che ci ha toccato. Siamo scesi in silenzio.

Gian Carlo, la guida, appena possibile chiamò la forestale che allertò il soccorso: la mattina successiva intervennero per il recupero del piccolo. Numerose altre volte abbiamo trovato ossa o resti di animali più o meno freschi nei canyon che discendevamo: segno anche questo di quanto fosse dura la lotta per la vita su questi terreni.

5 ottobre 2017

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Monte Oddeu e s’Iscala s’Istampu

Dopo una settimana decisamente intensa, oggi per questa gita decisamente impegnativa (900 m di dislivello da salire), ci troviamo solo Patrizio ed io, con la guida ovviamente, Gian Carlo, oggi praticamente il nostro personal coach. Un altro gruppetto affronta l’intrigante Sella di Marco Spanu, che non deluderà le attese. Il resto della truppa preferisce le spiagge o comunque il riposo.

La meta è la cima del Mone Oddeu, già salita l’anno scorso e anche l’anno scorso nell’ultimo giorno. Il percorso di salita è lo stesso (lunga strada forestale nel bosco, l’insidioso ghiaione Sa Suludra Longa e poi S’Iscala ‘e Sudulos con le sue cengette e i tronchi di ginepro a facilitare i tratti di arrampicata) fino ai vasti campi solcati del pianoro sommitale. La novità questa volta è la discesa: S’Istampu, due pozzi paralleli, il primo dei quali (quello in cui ci siamo calati) dopo una ventina di metri si apre sulla parete, il secondo invece continua in una fessura stretta all’interno della quale sassi e tronchi di ginepro facilitano solo un poco la salita che comunque rimane oltremodo difficile. Dopo la prima calata una larga cengia porta alla seconda e poi ai lunghissimi e ripidissimi ghiaioni franosi che secondo Gian Carlo (e molte recensioni trovate in rete) bisognerebbe percorrere saltando e correndo. Io invece sono sceso lentamente, assecondando lo scivolamento a valle con i piedi affondati nei sassi minuti e con in mente come un mantra la raccomandazione della moglie alla partenza ormai una settimana fa: “Non farti male”. Alla base delle grandi pareti il ritorno nel bosco e sulla forestale è senza storia.

Questa iscala è famosa perché rimase a lungo ignota ai pastori dorgalesi e usata da quelli di Orgosolo per fuggire impuniti dopo le razzie di bestiame. In effetti dal basso non è individuabile perché la strettissima fessura era facilmente mascherata dai grandi lecci che crescono nella conca alla sua base e dall’alto si racconta che i pozzi fossero coperti da lastre di pietra. Una volta individuata, le opere furono rimosse per rendere impossibile la fuga dei predatori. Il passaggio è stato ripristinato solo pochi anni fa a scopo turistico ma resta comunque praticabile (in salita) solo da alpinisti provetti.

Anche solo scendere per questa via, dopo aver sentito questa storia, mi dà la strana impressione di essere in qualche modo parte della vicenda, di toccare fisicamente la millenaria fatica di vivere in un territorio così duro.

6 ottobre 2017

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gabriele con tanti amici. Grazie a tutti!!

 

 

 

Categoria: escursionismo, escursionismo di più giorni, escursionismo e via ferrata, Tags:

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